Fondazione di Piacenza e Vigevano calendario
  Come Richiedere un Contributo
spazio
  News
spazio
  Rassegna Stampa
spazio
  Comunicati Stampa
spazio
  Eventi Auditorium Piacenza
  Maggio 2018
L M M G V S D
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      

<< mese corrente >>
spazio
  Eventi Auditorium Vigevano
spazio
  Newsletter
spazio

invia
 
Home Page     Eventi Auditorium Piacenza    

Eventi Auditorium Piacenza

In questa sezione del sito è possibile consultare tutti gli eventi promossi e organizzati dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano.



Responsabile Eventi in Fondazione

Dott.ssa Tiziana Libé
Telefono: 0523.311116
Fax: 0523.311190

E-mail: presidenza@lafondazione.com


spazio

Maggio 2018

25 eventi presenti

2/5/2018 - ore 20:45 - Auditorium della Fondazione

OMEOFEST - FESTIVAL DELL’OMEOPATIA E DELLE SCIENZE UMANE

OMEOFEST - FESTIVAL DELL’OMEOPATIA E DELLE SCIENZE UMANE

X Edizione | SCIENZA e CARITÀ, 2 - 12 MAGGIO 2018, Piacenza

Ore 20.45
PRESENTAZIONE DELL’EVENTO - MAURIZIO BOTTI

Ore 21.00
FILM : “UN MEDICO, UN UOMO” - INTRODOTTO DA ENZO LATRONICO
---------------------

L’Omeopatia, nel nostro Paese, non è ancora uscita dalle secche di un attacco mediatico serrato e ciclico che tende a screditarla sulla base di una presunta mancanza di scientificità. Sarebbe un dibattito ormai superato, se solo si tenesse conto che quasi tutti i Paesi europei e tantissimi nel mondo hanno inserito la medicina omeopatica nei propri servizi sanitari pubblici, ed in alcuni casi, quali ad esempio Francia e Svizzera, i farmaci omeopatici sono addirittura dispensati dal servizio pubblico e rimborsati dalle assicurazioni private. Eppure in Italia, nonostante il pronunciamento dell’Ordine Nazionale dei Medici che ha ammesso l’uso dei farmaci omeopatici da parte dei propri iscritti, molte voci si levano ancora a discredito di questo metodo terapeutico, accusando case farmaceutiche e medici omeopatici di produrre e prescrivere acqua fresca e di ingannare quindi i pazienti. Ma allora, i risultati ottenuti e dimostrati? Le guarigioni, i tanti miglioramenti testimoniati? Al massimo vengono rubricati come “effetto placebo” ed attribuiti al fatto che gli omeopati dedicano molto tempo ai loro pazienti, fanno tante domande, entrano nelle loro storie, li accolgono e li considerano nella totalità della loro vita e delle loro relazioni. E non si limitano ai loro specifici sintomi di malattia. Proprio per questa considerazione (che l’effetto placebo sia in relazione con il diverso rapporto medico-paziente che si può sperimentare in una terapia omeopatica) mi ha fatto riflettere e mi ha riportato alla mente un dipinto di Picasso dal titolo “Scienza e Carità”. Questo dipinto, che risale al 1897 quando l’artista aveva 16 anni, rappresenta un ammalato o più probabilmente un’ammalata sdraiata nel proprio letto. Assistita da un dottore che le tasta il polso alla sua destra, alla sua sinistra una suora regge un bambino (probabilmente il figlio dell’ammalata) che le porge una tazza contenente una bevanda, che possiamo immaginare sia un infuso o una tisana. Se osserviamo con attenzione vediamo che il medico, seduto su una sedia, si trova in una zona d’ombra che lo avvolge almeno parzialmente. La suora ed il bambino invece si trovano in piena luce dall’altra parte del letto. Inoltre sono interessanti le mani della paziente: la mano destra, sostenuta dal medico che tasta il polso è verde, rinsecchita, quasi cadaverica; la mano sinistra invece, che sta per ricevere la tazza offerta dalla suora, è rosea e di aspetto normale. Infine lo sguardo della paziente è rivolto a sinistra verso la suora ed il bambino, mentre il medico appare distaccato, chiuso in se stesso e nel proprio sforzo di misurazione esatta di un parametro oggettivo. Il rapporto umano quindi, ci dice Picasso, si stabilisce tra l’ammalata e la suora, che rappresenta la Carità e non col medico, che rappresenta la scienza. È anche del tutto evidente da quale parte la paziente si aspetta che possa giungerle un aiuto per superare la propria condizione di malattia. L’impressione che si ricava da questo dipinto è forte, e non ci sono dubbi su quale sia il giudizio del pittore che (probabilmente in modo inconscio, data la giovanissima età) si schiera apertamente dalla parte della Carità. Un artista quindi, e non uno scienziato o un filosofo, ci offre lo spunto per un dibattito quanto mai attuale ed importante ai giorni nostri, in cui la medicina tende a porsi sempre più come una scienza esatta, in una visione meccanicistica e basata su un approccio razionale alla malattia. Certamente hanno contribuito a questa trasformazione rispetto al passato i grandi progressi che la tecnica medica ed in particolare la chirurgia hanno dimostrato di aver raggiunto nel salvare vite umane. E tuttavia in questo ben riuscito processo illuminista qualcosa ha cominciato a sfuggire e farsi presenza incerta e persino mal tollerata: la persona umana. Oggi questo scollamento tra tecnica ed umanità comincia a mostrare i propri effetti negativi sulla salute individuale e collettiva ed a creare insoddisfazione in tanti pazienti delusi da questo approccio ingegneristico ai propri problemi di salute. A partire da queste considerazioni sono nate negli ultimi decenni, in seno alla stessa medicina ufficiale, alcune correnti di pensiero, quali le Medical Humanities e la Medicina Narrativa, che tendono a recuperare le “storie” dei pazienti e i loro vissuti di malattia, oltre ai dati oggettivi della clinica, ottenendo in questo modo un miglioramento non solo del rapporto medico-paziente, ma anche dei risultati terapeutici reali ed oggettivabili. Questo è dunque l’auspicio con il quale diamo corso alla Xª edizione di Omeofest, che trae il proprio titolo proprio dal quadro di Picasso “Scienza e Carità”: l’auspicio che la medicina ritrovi le proprie radici umane accanto a quelle scientifiche e che torni a porre al centro del proprio interesse il paziente come persona nella sua totalità e nella sua storia. Infine auspico che, pur in questi periodi difficili nei quali l’opera del medico tende ad essere influenzata da considerazioni politiche ed economiche legate alla gestione della sanità pubblica, ci si ricordi sempre di quanto affermato da Samuel Hahnemann, fondatore dell’omeopatia: “La più elevata, e al tempo stesso l’unica vocazione del medico, consiste nel restituire la salute alle persone ammalate, cioè nel guarire”.

Direttore Omeofest
Maurizio Botti

Approfondisci | Stampa evento | Programma in .pdf | Link |

spazio

3/5/2018 - 21:00 - Auditorium della Fondazione

Miracuba 2018

Miracuba 2018

inizio proiezioni ore 21.00 ingresso gratuito

Approfondisci | Stampa evento | Programma in .pdf

spazio

4/5/2018 - ore 21:00 - Auditorium della Fondazione

LEA MELANDRI

LEA MELANDRI

Il futuro del Sessantotto - INCONTRI SU UN’EPOCA

Il mio 68: dal movimento non autoritario nella scuola al femminismo

introduce
MASSIMO TOSCANI

coordina
NICOLETTA BRACCHI

LEA MELANDRI, saggista, scrittrice e giornalista. Attivista del movimento delle donne, ha scritto vari libri al riguardo. Ha diretto dal 1971 al 1978 la rivista “L’erba Voglio” e dal 1987 al 1997 “Lapis. Percorsi della riflessione femminile”. Dal 2011 è presidente della Libera Università delle Donne di Milano, di cui è stata promotrice fin dal 1987.
--------------------


In occasione del cinquantenario del 1968 la Fondazione di Piacenza e Vigevano propone un articolato programma di eventi volti a scandagliare i vari aspetti di un’epoca tra le più tumultuose e significative del nostro passato recente.

Il futuro del Sessantotto - questo il titolo - ruoterà attorno ad una serie di incontri che, dal 21 marzo e per circa due mesi, porteranno all’Auditorium della Fondazione rappresentanti del mondo sociale e culturale italiano. A loro il compito di raccontare il ’68 inteso come epoca seminale nei vari ambiti della società, per comprendere se e quanto i cambiamenti che segnarono la fine degli anni Sessanta (e l’inizio degli anni Settanta) influenzino il nostro presente e, di riflesso, il nostro stesso futuro.

GLI INCONTRI. Del contesto storico e sociale si parlerà con Paolo Mieli in apertura del ciclo di incontri, il 21 marzo; con lui il fotografo Uliano Lucas di cui sarà allestita nello Spazio Mostre di Palazzo Rota Pisaroni un’ampia carrellata di immagini risalenti a quel periodo storico. Seguiranno quattro incontri tutti incentrati sull’impatto che il ’68 ebbe nei vari ambiti della creazione artistica: la rivoluzione musicale sarà raccontata da un grande protagonista, Mogol, e dal critico Mario Luzzatto Fegiz; di cinema, utopia e disillusione parlerà il regista Pupi Avati; infine l’artista Michelangelo Pistoletto affronterà il connubio tra arte e società. Altri due appuntamenti offriranno dell’epoca uno sguardo tutto al femminile: in Fondazione sarà ospite la giornalista Natalia Aspesi a raccontare “le ragazze del Sessantotto”; seguirà un incontro con Lea Melandri, per ripercorrere gesta e rivendicazioni del movimento femminista di quegii anni.
Le conferenze proseguiranno poi con Giuliano Ferrara, con un intervento volto ad analizzare le conseguenze del Sessantotto e – in chiusura l’11 maggio – con il filosofo Gianni Vattimo, protagonista di un incontro dedicato alle ideologie giovanili.

GLI EVENTI COLLATERALI. Accanto agli incontri già citati, da segnalare inoltre alcuni eventi collaterali. Dal 21 marzo all’11 maggio, lo Spazio espositivo di Palazzo Rota Pisaroni ospiterà la mostra “'68. Un anno di confine” dedicata alle fotografie di Uliano Lucas.
Il 25 maggio ai Teatini, Concerto del DIVERTIMENTO ENSEMBLE, dal titolo Il ’68. Si esibirà un gruppo composto da dodici elementi, diretto da Sandro Gorli e con il mezzosoprano Alda Caiello. L’ensemble proporrà in Auditorium un programma musicale che spazia da John Cage a Berio. Il concerto sarà preceduto alle ore 19 da un incontro introduttivo con il direttore dell’Ensemble SANDRO GORLI, il critico musicale ANGELO FOLETTO e il compositore GIACOMO MANZONI.
Gli eventi si chiuderanno il 31 maggio, con il convegno Sessantotto. Accadde a Piacenza. In Auditorium i rappresentanti del mondo sociale e culturale di Piacenza per ricordare che cosa avvenne in città e se davvero furono “formidabili quegli anni”.

Approfondisci | Stampa evento | Programma in .pdf |

spazio

5/5/2018 - ore 10:00 - Auditorium della Fondazione

OMEOFEST - FESTIVAL DELL’OMEOPATIA E DELLE SCIENZE UMANE

OMEOFEST - FESTIVAL DELL’OMEOPATIA E DELLE SCIENZE UMANE

X Edizione | SCIENZA e CARITÀ, 2 - 12 MAGGIO 2018, Piacenza

LA MEDICINA DI HILDEGARDA DI BINGEN - MARCO SARANDREA
----------------------

L’Omeopatia, nel nostro Paese, non è ancora uscita dalle secche di un attacco mediatico serrato e ciclico che tende a screditarla sulla base di una presunta mancanza di scientificità. Sarebbe un dibattito ormai superato, se solo si tenesse conto che quasi tutti i Paesi europei e tantissimi nel mondo hanno inserito la medicina omeopatica nei propri servizi sanitari pubblici, ed in alcuni casi, quali ad esempio Francia e Svizzera, i farmaci omeopatici sono addirittura dispensati dal servizio pubblico e rimborsati dalle assicurazioni private. Eppure in Italia, nonostante il pronunciamento dell’Ordine Nazionale dei Medici che ha ammesso l’uso dei farmaci omeopatici da parte dei propri iscritti, molte voci si levano ancora a discredito di questo metodo terapeutico, accusando case farmaceutiche e medici omeopatici di produrre e prescrivere acqua fresca e di ingannare quindi i pazienti. Ma allora, i risultati ottenuti e dimostrati? Le guarigioni, i tanti miglioramenti testimoniati? Al massimo vengono rubricati come “effetto placebo” ed attribuiti al fatto che gli omeopati dedicano molto tempo ai loro pazienti, fanno tante domande, entrano nelle loro storie, li accolgono e li considerano nella totalità della loro vita e delle loro relazioni. E non si limitano ai loro specifici sintomi di malattia. Proprio per questa considerazione (che l’effetto placebo sia in relazione con il diverso rapporto medico-paziente che si può sperimentare in una terapia omeopatica) mi ha fatto riflettere e mi ha riportato alla mente un dipinto di Picasso dal titolo “Scienza e Carità”. Questo dipinto, che risale al 1897 quando l’artista aveva 16 anni, rappresenta un ammalato o più probabilmente un’ammalata sdraiata nel proprio letto. Assistita da un dottore che le tasta il polso alla sua destra, alla sua sinistra una suora regge un bambino (probabilmente il figlio dell’ammalata) che le porge una tazza contenente una bevanda, che possiamo immaginare sia un infuso o una tisana. Se osserviamo con attenzione vediamo che il medico, seduto su una sedia, si trova in una zona d’ombra che lo avvolge almeno parzialmente. La suora ed il bambino invece si trovano in piena luce dall’altra parte del letto. Inoltre sono interessanti le mani della paziente: la mano destra, sostenuta dal medico che tasta il polso è verde, rinsecchita, quasi cadaverica; la mano sinistra invece, che sta per ricevere la tazza offerta dalla suora, è rosea e di aspetto normale. Infine lo sguardo della paziente è rivolto a sinistra verso la suora ed il bambino, mentre il medico appare distaccato, chiuso in se stesso e nel proprio sforzo di misurazione esatta di un parametro oggettivo. Il rapporto umano quindi, ci dice Picasso, si stabilisce tra l’ammalata e la suora, che rappresenta la Carità e non col medico, che rappresenta la scienza. È anche del tutto evidente da quale parte la paziente si aspetta che possa giungerle un aiuto per superare la propria condizione di malattia. L’impressione che si ricava da questo dipinto è forte, e non ci sono dubbi su quale sia il giudizio del pittore che (probabilmente in modo inconscio, data la giovanissima età) si schiera apertamente dalla parte della Carità. Un artista quindi, e non uno scienziato o un filosofo, ci offre lo spunto per un dibattito quanto mai attuale ed importante ai giorni nostri, in cui la medicina tende a porsi sempre più come una scienza esatta, in una visione meccanicistica e basata su un approccio razionale alla malattia. Certamente hanno contribuito a questa trasformazione rispetto al passato i grandi progressi che la tecnica medica ed in particolare la chirurgia hanno dimostrato di aver raggiunto nel salvare vite umane. E tuttavia in questo ben riuscito processo illuminista qualcosa ha cominciato a sfuggire e farsi presenza incerta e persino mal tollerata: la persona umana. Oggi questo scollamento tra tecnica ed umanità comincia a mostrare i propri effetti negativi sulla salute individuale e collettiva ed a creare insoddisfazione in tanti pazienti delusi da questo approccio ingegneristico ai propri problemi di salute. A partire da queste considerazioni sono nate negli ultimi decenni, in seno alla stessa medicina ufficiale, alcune correnti di pensiero, quali le Medical Humanities e la Medicina Narrativa, che tendono a recuperare le “storie” dei pazienti e i loro vissuti di malattia, oltre ai dati oggettivi della clinica, ottenendo in questo modo un miglioramento non solo del rapporto medico-paziente, ma anche dei risultati terapeutici reali ed oggettivabili. Questo è dunque l’auspicio con il quale diamo corso alla Xª edizione di Omeofest, che trae il proprio titolo proprio dal quadro di Picasso “Scienza e Carità”: l’auspicio che la medicina ritrovi le proprie radici umane accanto a quelle scientifiche e che torni a porre al centro del proprio interesse il paziente come persona nella sua totalità e nella sua storia. Infine auspico che, pur in questi periodi difficili nei quali l’opera del medico tende ad essere influenzata da considerazioni politiche ed economiche legate alla gestione della sanità pubblica, ci si ricordi sempre di quanto affermato da Samuel Hahnemann, fondatore dell’omeopatia: “La più elevata, e al tempo stesso l’unica vocazione del medico, consiste nel restituire la salute alle persone ammalate, cioè nel guarire”.

Direttore Omeofest
Maurizio Botti

Approfondisci | Stampa evento | Programma in .pdf | Link |

spazio

6/5/2018 - ore 21:00 - Auditorium della Fondazione

GIULIANO FERRARA

GIULIANO FERRARA

Il futuro del Sessantotto - INCONTRI SU UN’EPOCA

GIULIANO FERRARA, giornalista. È figlio del senatore comunista Maurizio Ferrara (direttore de l’Unità e presidente della Regione Lazio) e di Marcella de Francesco, a lungo segretaria particolare di Togliatti. Si è avvicinato alla politica da contestatore sessantottino. È stato europarlamentare del PSI (1989-94) e poi Ministro per i rapporti con il Parlamento del primo Governo Berlusconi (1994-95). Nel 1996 ha fondato il quotidiano Il Foglio, di cui fino al 2015 è stato direttore.

introduce
MASSIMO TOSCANI

coordina
GIANGIACOMO SCHIAVI
--------------------


In occasione del cinquantenario del 1968 la Fondazione di Piacenza e Vigevano propone un articolato programma di eventi volti a scandagliare i vari aspetti di un’epoca tra le più tumultuose e significative del nostro passato recente.

Il futuro del Sessantotto - questo il titolo - ruoterà attorno ad una serie di incontri che, dal 21 marzo e per circa due mesi, porteranno all’Auditorium della Fondazione rappresentanti del mondo sociale e culturale italiano. A loro il compito di raccontare il ’68 inteso come epoca seminale nei vari ambiti della società, per comprendere se e quanto i cambiamenti che segnarono la fine degli anni Sessanta (e l’inizio degli anni Settanta) influenzino il nostro presente e, di riflesso, il nostro stesso futuro.

GLI INCONTRI. Del contesto storico e sociale si parlerà con Paolo Mieli in apertura del ciclo di incontri, il 21 marzo; con lui il fotografo Uliano Lucas di cui sarà allestita nello Spazio Mostre di Palazzo Rota Pisaroni un’ampia carrellata di immagini risalenti a quel periodo storico. Seguiranno quattro incontri tutti incentrati sull’impatto che il ’68 ebbe nei vari ambiti della creazione artistica: la rivoluzione musicale sarà raccontata da un grande protagonista, Mogol, e dal critico Mario Luzzatto Fegiz; di cinema, utopia e disillusione parlerà il regista Pupi Avati; infine l’artista Michelangelo Pistoletto affronterà il connubio tra arte e società. Altri due appuntamenti offriranno dell’epoca uno sguardo tutto al femminile: in Fondazione sarà ospite la giornalista Natalia Aspesi a raccontare “le ragazze del Sessantotto”; seguirà un incontro con Lea Melandri, per ripercorrere gesta e rivendicazioni del movimento femminista di quegii anni.
Le conferenze proseguiranno poi con Giuliano Ferrara, con un intervento volto ad analizzare le conseguenze del Sessantotto e – in chiusura l’11 maggio – con il filosofo Gianni Vattimo, protagonista di un incontro dedicato alle ideologie giovanili.

GLI EVENTI COLLATERALI. Accanto agli incontri già citati, da segnalare inoltre alcuni eventi collaterali. Dal 21 marzo all’11 maggio, lo Spazio espositivo di Palazzo Rota Pisaroni ospiterà la mostra “'68. Un anno di confine” dedicata alle fotografie di Uliano Lucas.
Il 25 maggio ai Teatini, Concerto del DIVERTIMENTO ENSEMBLE, dal titolo Il ’68. Si esibirà un gruppo composto da dodici elementi, diretto da Sandro Gorli e con il mezzosoprano Alda Caiello. L’ensemble proporrà in Auditorium un programma musicale che spazia da John Cage a Berio. Il concerto sarà preceduto alle ore 19 da un incontro introduttivo con il direttore dell’Ensemble SANDRO GORLI, il critico musicale ANGELO FOLETTO e il compositore GIACOMO MANZONI.
Gli eventi si chiuderanno il 31 maggio, con il convegno Sessantotto. Accadde a Piacenza. In Auditorium i rappresentanti del mondo sociale e culturale di Piacenza per ricordare che cosa avvenne in città e se davvero furono “formidabili quegli anni”.

Approfondisci | Stampa evento | Programma in .pdf |

spazio

1   2   3   4   5  successiva 

Sono presenti per la ricerca 3312 eventi

Ricerca Evento

Anno: 
Mese: 
Giorno: 
Parole Chiave: 
Solo eventi in Auditorium: 
 

spazio
spazio spazio spazio
spazio spazio spazio