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Eventi Auditorium Piacenza

In questa sezione del sito è possibile consultare tutti gli eventi promossi e organizzati dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano.



Responsabile Eventi in Fondazione

Dott.ssa Tiziana Libé
Telefono: 0523.311116
Fax: 0523.311190

E-mail: presidenza@lafondazione.com


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Novembre 2018

7 eventi presenti

7/11/2018 - ore 17:30 - Auditorium della Fondazione

“Avanguardia diffusa”

“Avanguardia diffusa”

“ARTE FUORI – l’arte del 68 a Piacenza e in Italia” | Ciclo di quattro conferenze a cura di Cristina Casero e Jennifer Malvezzi

Con Alessandra Acocella
Autrice del libro “Avanguardia diffusa – luoghi di sperimentazione artistica in Italia 1967-1970
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Dal 10 ottobre al 21 novembre 2018 l’Associazione “Patners” organizza a Piacenza presso l’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano in via S. Eufemia 12 “ARTE FUORI – l’arte del 68 a Piacenza e in Italia” ciclo di quattro conferenze a cura di Cristina Casero e Jennifer Malvezzi in collaborazione con il Laboratorio di Alberto Esse e con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Il decennio artistico che va dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70 è caratterizzato da una grande vivacità creativa, sia qualitativa sia quantitativa, determinata anche dall’ampliarsi degli attori e dei fruitori sulla scena dell'arte, che sceglie di essere un’ARTE FUORI. Perno simbolico di tale rivoluzione è il 1968. Fuori, innanzitutto fisicamente dagli ormai asfittici spazi convenzionali dell’arte - Gallerie, Musei e grandi rassegne quali le Biennali e le Triennali - per riversarsi nella città e nello spazio pubblico, alla ricerca di nuovi e più diretti canali di comunicazione. Ma anche fuori concettualmente dagli spazi costrittivi del sistema e del mercato, che vengono percepiti, per una libera creatività, come un pericoloso cul de sac, da evitare. Il presente ciclo di conferenze intende testimoniare, di questo fenomeno, sia il livello nazionale sia quello locale (ma non localistico) che, in quegli anni, si manifestò a Piacenza, con un ruolo ed una presenza significativa anche per i suoi collegamenti nazionali ed internazionali.

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8/11/2018 - ore 21:00 - Auditorium della Fondazione

C’È VITA SU MARX?

C’È VITA SU MARX?

Cittàcomune propone cinque incontri sulla vita e l’opera del primo e più importante teorico del comunismo, nel bicentenario della nascita

Incontro con Maria Turchetto

LEGGERE «IL CAPITALE»

«Il mondo è una immane distesa di merci»: il capolavoro di un pensatore rivoluzionario che sapeva vedere lontano
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Maria Turchetto ha insegnato Storia del Pensiero Economico ed Epistemologia delle Scienze Sociali all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia. È presidente dell’associazione culturale “Louis Althusser” e condirettrice della rivista “L’Ateo”. Tra i suoi libri: Per una teoria della società capitalistica. La critica dell'economia politica da Marx al marxismo (Carocci, 1994) e Oltre il fordismo. Continuità e trasformazioni nel capitalismo contemporaneo (Unicopli 2004), entrambi con E. De Marchi e Gf. La Grassa. Nel 2007 ha pubblicato per l’editore Mimesis Economia e società. Otto lezioni eretiche.


KARL MARX (1818-1883)
Karl Marx nasce nel 1818 a Treviri, in una famiglia di borghesia ebraica assimilata. Dopo il Liceo studia Diritto e Filosofia prima a Bonn e poi a Berlino, dove si laurea con una tesi sulla Differenza tra la Filosofia della Natura di Democrito e di Epicuro. È il 1841: la pubblicazione della Essenza del Cristianesimo infiamma i “giovani hegeliani” e fa di Feuerbach il fratello maggiore ideale per tentare il “parricidio” di Hegel, “padrone” della filosofia tedesca. Per Marx inizia presto e durerà tutta la vita il serrato corpo-a-corpo teorico con l’autore della Fenomenologia dello Spirito: ventenne già vantava di averlo letto «da cima a fondo». In effetti è uno straordinario lettore: conosce i classici greci e latini, Goethe, Schiller, Heine e il romanzo francese; impara l’inglese sull’amato Shakespeare e legge Dickens, Thackeray, la Brönte; cita Dante e Machiavelli in italiano, in spagnolo leggerà Cervantes e Calderón (ormai vecchio, Puskin, Gogol’, Turgenev in russo). Giovanissimo s’innamora di Jenny Von Westphalen («la più bella ragazza di Treviri»), che gli sarà compagna per tutta la vita, affrontando per l’amato “Moro” (il soprannome di Marx in famiglia) anni di miseria: tre dei loro sei figli muoiono prematuramente. Nel ‘44 inizia a Parigi il lungo sodalizio con Friedrich Engels (1820-95, il padre è un commerciante tedesco e proprietario di fabbrica a Manchester). Insieme scoprono che «l’anatomia di ciò che Hegel abbracciava sotto il termine società civile è l’economia politica»: dai Manoscritti economico-filosofici del 1944, la critica dell’economia politica è il filo conduttore della ricerca marxiana.

Redattore della “Gazzetta renana” (poi direttore della “Nuova Gazzetta renana” nel biennio ‘48-49), Marx incontra il socialismo utopistico sui libri e tra gli operai renani e francesi, ancora largamente professionali o artigiani. «La fraternità umana non è una frase, ma la verità presso di loro». Per il giovane Marx, al proletariato, vittima dell’«ingiustizia universale», tocca il compito dell’emancipazione universale, «semplicemente umana», dell’«emancipazione dell’umanità». Nel 1845 Engels documenta nella Situazione della classe operaia in Inghilterra le condizioni di vita e lavoro degli operai della grande industria meccanizzata: emergono alienazione e abbrutimento (su cui tornerà Simone Weil in La condizione operaia quasi un secolo dopo). Intanto nell’Ideologia tedesca (a lungo inedita) viene esposta la concezione materialistica della storia come contraddittorio alternarsi di modi di produzione, cioè di modalità nelle quali gli uomini «nella produzione materiale della loro esistenza, entrano tra loro in rapporti necessari, determinati, indipendenti dalla loro volontà». La tensione etico-utopica lascia spazio alla vocazione scientifica, matura il passaggio del socialismo “dall’utopia alla scienza”, poi enfatizzato dal marxismo positivista in Germania e in Russia (proveranno a opporvisi pensatori come Lukács, Korsch, Gramsci). In un brillante e astioso pamphlet contro il socialista Proudhon (Miseria della filosofia, 1847) Marx sceglie la Rivoluzione, contro ogni riformismo: la Lega dei Giusti diventa Lega dei Comunisti e al motto «Tutti gli uomini sono fratelli» si sostituisce «Proletari di tutti i Paesi unitevi». Esce nel 1848 in quattro lingue, a pochi giorni della rivoluzione parigina di febbraio, il Manifesto dei Comunisti. Profeticamente, vi si prospetta l’«autogoverno dei produttori», in cui «la libertà di ciascuno è condizione della libertà di tutti»: il proletariato «liberando se stesso libera tutta l’umanità».

All’indomani del Quarantotto (sulla cui sconfitta in Francia e Germania scrive pagine memorabili), Marx e famiglia si trasferiscono per sempre a Londra. Qui studia per vent’anni alla biblioteca del British Museum gli economisti classici (Smith, Ricardo) e la produzione industriale, fino a scoprire le leggi di valorizzazione del capitale. Determinante è il contributo di Engels, che gli fornisce preziosi dati tecnico-produttivi, oltre a concreto aiuto economico (unica entrata di Marx è la collaborazione con Il “New York Daily Tribune”). Protagonista della nascita nel 1864 della I Internazionale, per cui redige i principali documenti teorico-politici, nel 1867 pubblica il I libro del Capitale. Critica dell’economia politica (il II e il III libro sono pubblicati postumi da Engels). «Il mondo è una immane distesa di merci», recita l’incipit di impressionante attualità del capolavoro marxiano, la produzione delle quali maschera la valorizzazione del capitale e la riduzione delle relazioni umane a rapporti tra cose o funzioni. «Il farsi-mondo delle merci è il divenir-merce del mondo», scriverà un secolo dopo Guy Debord, uno dei più attendibili interpreti novecenteschi di Marx.

In tempi di rivoluzione digitale non sembri bizzarro riproporre il vecchio Marx: ha individuato nell’impersonale valorizzazione del capitale travestita in incessante produzione di merci (finanche immateriali) il moderno Leviatano, il deus ex machina del presente in cui viviamo, entro la mondializzazione di rapporti sempre più “video-mediati”. E se è vero che i tentativi di inverarne la proposta comunista (a partire dall’Ottobre sovietico) sono tragicamente falliti, il suo progetto di superare la separazione dilagante tra lavoro intellettuale e manuale, tra lavoro ideativo e esecutivo - così traendo «da ciascuno secondo le sue capacità» per restituire «a ciascuno secondo i suoi bisogni» - mantiene piena validità. Forse non è a Marx che possiamo guardare oggi per cambiare il mondo, il quale si trasforma inesorabilmente da sé: ma per ricominciare a capirlo sì.

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9/11/2018 - ore 14:30 - Auditorium della Fondazione

Forma e complessità in Natura: perché il mondo è matematico? - Pasquale Ciarletta

Forma e complessità in Natura: perché il mondo è matematico? - Pasquale Ciarletta

I Venerdì della Scienza

Forma e complessità in Natura: perché il mondo è matematico?
Pasquale Ciarletta
Dipartimento di Matematica Politecnico Milano
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Un ciclo di conferenze di carattere non specialistico rivolte al grande pubblico, con l’obiettivo di stimolare un approccio alle problematiche scientifiche ed a quelle prospettive di ricerca della scienza che hanno una ricaduta in settori rilevanti della vita quotidiana


Associazione Amici del Liceo Scientifico “L. Respighi”

Dipartimento di Matematica e Fisica Liceo Scientifico “L. Respighi”

Curatrici: Teresa Rulfi Sichel e Giovanna Bianchi

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15/11/2018 - ore 21:00 - Auditorium della Fondazione

C’È VITA SU MARX?

C’È VITA SU MARX?

Cittàcomune propone cinque incontri sulla vita e l’opera del primo e più importante teorico del comunismo, nel bicentenario della nascita

Incontro con Fabio Minazzi

MARX EPISTEMOLOGO

Il dibattito novecentesco sulle scienze e il metodo marxiano di indagine sul mondo e sull’agire umano nel mondo
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Fabio Minazzi insegna Filosofia teoretica all’Università dell’Insubria. Allievo di Geymonat, ha approfondito la lezione di Giulio Preti, tra filosofia della scienza e tensione etico-civile. Tra i molti suoi libri: L'onesto mestiere del filosofare. Studi sul pensiero di Giulio Preti e Il flauto di Popper. Saggio critico sulla «New philosophy of science» e la sua interpretazione di Galileo (Franco Angeli 1994 e 95); Contestare e creare. La lezione epistemologico-civile di Ludovico Geymonat (La città del Sole 2006), Filosofia della Shoah. Pensare Auschwitz: per un'analitica dell'annientamento nazista (Giuntina 2006).


KARL MARX (1818-1883)
Karl Marx nasce nel 1818 a Treviri, in una famiglia di borghesia ebraica assimilata. Dopo il Liceo studia Diritto e Filosofia prima a Bonn e poi a Berlino, dove si laurea con una tesi sulla Differenza tra la Filosofia della Natura di Democrito e di Epicuro. È il 1841: la pubblicazione della Essenza del Cristianesimo infiamma i “giovani hegeliani” e fa di Feuerbach il fratello maggiore ideale per tentare il “parricidio” di Hegel, “padrone” della filosofia tedesca. Per Marx inizia presto e durerà tutta la vita il serrato corpo-a-corpo teorico con l’autore della Fenomenologia dello Spirito: ventenne già vantava di averlo letto «da cima a fondo». In effetti è uno straordinario lettore: conosce i classici greci e latini, Goethe, Schiller, Heine e il romanzo francese; impara l’inglese sull’amato Shakespeare e legge Dickens, Thackeray, la Brönte; cita Dante e Machiavelli in italiano, in spagnolo leggerà Cervantes e Calderón (ormai vecchio, Puskin, Gogol’, Turgenev in russo). Giovanissimo s’innamora di Jenny Von Westphalen («la più bella ragazza di Treviri»), che gli sarà compagna per tutta la vita, affrontando per l’amato “Moro” (il soprannome di Marx in famiglia) anni di miseria: tre dei loro sei figli muoiono prematuramente. Nel ‘44 inizia a Parigi il lungo sodalizio con Friedrich Engels (1820-95, il padre è un commerciante tedesco e proprietario di fabbrica a Manchester). Insieme scoprono che «l’anatomia di ciò che Hegel abbracciava sotto il termine società civile è l’economia politica»: dai Manoscritti economico-filosofici del 1944, la critica dell’economia politica è il filo conduttore della ricerca marxiana.

Redattore della “Gazzetta renana” (poi direttore della “Nuova Gazzetta renana” nel biennio ‘48-49), Marx incontra il socialismo utopistico sui libri e tra gli operai renani e francesi, ancora largamente professionali o artigiani. «La fraternità umana non è una frase, ma la verità presso di loro». Per il giovane Marx, al proletariato, vittima dell’«ingiustizia universale», tocca il compito dell’emancipazione universale, «semplicemente umana», dell’«emancipazione dell’umanità». Nel 1845 Engels documenta nella Situazione della classe operaia in Inghilterra le condizioni di vita e lavoro degli operai della grande industria meccanizzata: emergono alienazione e abbrutimento (su cui tornerà Simone Weil in La condizione operaia quasi un secolo dopo). Intanto nell’Ideologia tedesca (a lungo inedita) viene esposta la concezione materialistica della storia come contraddittorio alternarsi di modi di produzione, cioè di modalità nelle quali gli uomini «nella produzione materiale della loro esistenza, entrano tra loro in rapporti necessari, determinati, indipendenti dalla loro volontà». La tensione etico-utopica lascia spazio alla vocazione scientifica, matura il passaggio del socialismo “dall’utopia alla scienza”, poi enfatizzato dal marxismo positivista in Germania e in Russia (proveranno a opporvisi pensatori come Lukács, Korsch, Gramsci). In un brillante e astioso pamphlet contro il socialista Proudhon (Miseria della filosofia, 1847) Marx sceglie la Rivoluzione, contro ogni riformismo: la Lega dei Giusti diventa Lega dei Comunisti e al motto «Tutti gli uomini sono fratelli» si sostituisce «Proletari di tutti i Paesi unitevi». Esce nel 1848 in quattro lingue, a pochi giorni della rivoluzione parigina di febbraio, il Manifesto dei Comunisti. Profeticamente, vi si prospetta l’«autogoverno dei produttori», in cui «la libertà di ciascuno è condizione della libertà di tutti»: il proletariato «liberando se stesso libera tutta l’umanità».

All’indomani del Quarantotto (sulla cui sconfitta in Francia e Germania scrive pagine memorabili), Marx e famiglia si trasferiscono per sempre a Londra. Qui studia per vent’anni alla biblioteca del British Museum gli economisti classici (Smith, Ricardo) e la produzione industriale, fino a scoprire le leggi di valorizzazione del capitale. Determinante è il contributo di Engels, che gli fornisce preziosi dati tecnico-produttivi, oltre a concreto aiuto economico (unica entrata di Marx è la collaborazione con Il “New York Daily Tribune”). Protagonista della nascita nel 1864 della I Internazionale, per cui redige i principali documenti teorico-politici, nel 1867 pubblica il I libro del Capitale. Critica dell’economia politica (il II e il III libro sono pubblicati postumi da Engels). «Il mondo è una immane distesa di merci», recita l’incipit di impressionante attualità del capolavoro marxiano, la produzione delle quali maschera la valorizzazione del capitale e la riduzione delle relazioni umane a rapporti tra cose o funzioni. «Il farsi-mondo delle merci è il divenir-merce del mondo», scriverà un secolo dopo Guy Debord, uno dei più attendibili interpreti novecenteschi di Marx.

In tempi di rivoluzione digitale non sembri bizzarro riproporre il vecchio Marx: ha individuato nell’impersonale valorizzazione del capitale travestita in incessante produzione di merci (finanche immateriali) il moderno Leviatano, il deus ex machina del presente in cui viviamo, entro la mondializzazione di rapporti sempre più “video-mediati”. E se è vero che i tentativi di inverarne la proposta comunista (a partire dall’Ottobre sovietico) sono tragicamente falliti, il suo progetto di superare la separazione dilagante tra lavoro intellettuale e manuale, tra lavoro ideativo e esecutivo - così traendo «da ciascuno secondo le sue capacità» per restituire «a ciascuno secondo i suoi bisogni» - mantiene piena validità. Forse non è a Marx che possiamo guardare oggi per cambiare il mondo, il quale si trasforma inesorabilmente da sé: ma per ricominciare a capirlo sì.

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19/11/2018 - ore 21:00 - Auditorium della Fondazione

C’È VITA SU MARX?

C’È VITA SU MARX?

Cittàcomune propone cinque incontri sulla vita e l’opera del primo e più importante teorico del comunismo, nel bicentenario della nascita

Incontro con Roberto Finelli

ANTROPOLOGIA E NATURA IN MARX

Ripensare la proposta di socializzazione marxiana alla luce della socializzazione attuale del Capitale
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Roberto Finelli insegna Storia della filosofia all’Università di Roma Tre e dirige la rivista on-line “Consecutio temporum. Hegeliana. Marxiana. Freudiana”, che ben sintetizza i suoi interessi, a lungo praticati nello studio sugli originali tedeschi e nell’esercizio della traduzione. Tra i suoi libri: Un parricidio mancato. Hegel e il giovane Marx (Bollati Boringhieri 2004) e Un parricidio compiuto. Il confronto finale di Marx con Hegel (Jaca Book 2014). Negli ultimi anni ha curato e introdotto per Newton Compton una nuova traduzione di alcune delle opere più significative di Sigmund Freud.


KARL MARX (1818-1883)
Karl Marx nasce nel 1818 a Treviri, in una famiglia di borghesia ebraica assimilata. Dopo il Liceo studia Diritto e Filosofia prima a Bonn e poi a Berlino, dove si laurea con una tesi sulla Differenza tra la Filosofia della Natura di Democrito e di Epicuro. È il 1841: la pubblicazione della Essenza del Cristianesimo infiamma i “giovani hegeliani” e fa di Feuerbach il fratello maggiore ideale per tentare il “parricidio” di Hegel, “padrone” della filosofia tedesca. Per Marx inizia presto e durerà tutta la vita il serrato corpo-a-corpo teorico con l’autore della Fenomenologia dello Spirito: ventenne già vantava di averlo letto «da cima a fondo». In effetti è uno straordinario lettore: conosce i classici greci e latini, Goethe, Schiller, Heine e il romanzo francese; impara l’inglese sull’amato Shakespeare e legge Dickens, Thackeray, la Brönte; cita Dante e Machiavelli in italiano, in spagnolo leggerà Cervantes e Calderón (ormai vecchio, Puskin, Gogol’, Turgenev in russo). Giovanissimo s’innamora di Jenny Von Westphalen («la più bella ragazza di Treviri»), che gli sarà compagna per tutta la vita, affrontando per l’amato “Moro” (il soprannome di Marx in famiglia) anni di miseria: tre dei loro sei figli muoiono prematuramente. Nel ‘44 inizia a Parigi il lungo sodalizio con Friedrich Engels (1820-95, il padre è un commerciante tedesco e proprietario di fabbrica a Manchester). Insieme scoprono che «l’anatomia di ciò che Hegel abbracciava sotto il termine società civile è l’economia politica»: dai Manoscritti economico-filosofici del 1944, la critica dell’economia politica è il filo conduttore della ricerca marxiana.

Redattore della “Gazzetta renana” (poi direttore della “Nuova Gazzetta renana” nel biennio ‘48-49), Marx incontra il socialismo utopistico sui libri e tra gli operai renani e francesi, ancora largamente professionali o artigiani. «La fraternità umana non è una frase, ma la verità presso di loro». Per il giovane Marx, al proletariato, vittima dell’«ingiustizia universale», tocca il compito dell’emancipazione universale, «semplicemente umana», dell’«emancipazione dell’umanità». Nel 1845 Engels documenta nella Situazione della classe operaia in Inghilterra le condizioni di vita e lavoro degli operai della grande industria meccanizzata: emergono alienazione e abbrutimento (su cui tornerà Simone Weil in La condizione operaia quasi un secolo dopo). Intanto nell’Ideologia tedesca (a lungo inedita) viene esposta la concezione materialistica della storia come contraddittorio alternarsi di modi di produzione, cioè di modalità nelle quali gli uomini «nella produzione materiale della loro esistenza, entrano tra loro in rapporti necessari, determinati, indipendenti dalla loro volontà». La tensione etico-utopica lascia spazio alla vocazione scientifica, matura il passaggio del socialismo “dall’utopia alla scienza”, poi enfatizzato dal marxismo positivista in Germania e in Russia (proveranno a opporvisi pensatori come Lukács, Korsch, Gramsci). In un brillante e astioso pamphlet contro il socialista Proudhon (Miseria della filosofia, 1847) Marx sceglie la Rivoluzione, contro ogni riformismo: la Lega dei Giusti diventa Lega dei Comunisti e al motto «Tutti gli uomini sono fratelli» si sostituisce «Proletari di tutti i Paesi unitevi». Esce nel 1848 in quattro lingue, a pochi giorni della rivoluzione parigina di febbraio, il Manifesto dei Comunisti. Profeticamente, vi si prospetta l’«autogoverno dei produttori», in cui «la libertà di ciascuno è condizione della libertà di tutti»: il proletariato «liberando se stesso libera tutta l’umanità».

All’indomani del Quarantotto (sulla cui sconfitta in Francia e Germania scrive pagine memorabili), Marx e famiglia si trasferiscono per sempre a Londra. Qui studia per vent’anni alla biblioteca del British Museum gli economisti classici (Smith, Ricardo) e la produzione industriale, fino a scoprire le leggi di valorizzazione del capitale. Determinante è il contributo di Engels, che gli fornisce preziosi dati tecnico-produttivi, oltre a concreto aiuto economico (unica entrata di Marx è la collaborazione con Il “New York Daily Tribune”). Protagonista della nascita nel 1864 della I Internazionale, per cui redige i principali documenti teorico-politici, nel 1867 pubblica il I libro del Capitale. Critica dell’economia politica (il II e il III libro sono pubblicati postumi da Engels). «Il mondo è una immane distesa di merci», recita l’incipit di impressionante attualità del capolavoro marxiano, la produzione delle quali maschera la valorizzazione del capitale e la riduzione delle relazioni umane a rapporti tra cose o funzioni. «Il farsi-mondo delle merci è il divenir-merce del mondo», scriverà un secolo dopo Guy Debord, uno dei più attendibili interpreti novecenteschi di Marx.

In tempi di rivoluzione digitale non sembri bizzarro riproporre il vecchio Marx: ha individuato nell’impersonale valorizzazione del capitale travestita in incessante produzione di merci (finanche immateriali) il moderno Leviatano, il deus ex machina del presente in cui viviamo, entro la mondializzazione di rapporti sempre più “video-mediati”. E se è vero che i tentativi di inverarne la proposta comunista (a partire dall’Ottobre sovietico) sono tragicamente falliti, il suo progetto di superare la separazione dilagante tra lavoro intellettuale e manuale, tra lavoro ideativo e esecutivo - così traendo «da ciascuno secondo le sue capacità» per restituire «a ciascuno secondo i suoi bisogni» - mantiene piena validità. Forse non è a Marx che possiamo guardare oggi per cambiare il mondo, il quale si trasforma inesorabilmente da sé: ma per ricominciare a capirlo sì.

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