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Martedì 21 Giugno 2016 - ilPIACENZA

"Filo questa sera si recita la storia": la vita dei costumi di Maria Luigia d'Austria

Altre notizie sui costumi donati da Maria Luigia d'Austria e sul bozzetto del sipario del Pollinari tornati alla ribalta della cronaca. Si trovano nel libro "FILO questa sera si recita la storia" edito nel 1986 per i 180 anni della Filo“

Altre notizie sui costumi donati da Maria Luigia d'Austria d'Austria e sul bozzetto del sipario del Pollinari tornati alla ribalta della cronaca. Si trovano nel libro “FILO questa sera si recita la storia” edito nel 1986 per i 180 anni della Filo. Come abbiamo pubblicato nei giorni scorsi, gli antichi e preziosi costumi teatrali donati da Maria Luigia d'Austria alla Società Filodrammatica Piacentina sono tornati alla ribalta; se non alla ribalta della scena a cui erano destinati, a quella della cronaca, in quanto venduti dalla Filodrammatica Piacentina alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, per essere a loro volta affidati in comodato d'uso alla Fondazione Teatri di Piacenza. Si tratta di sei abiti che appartengono alle origini stesse della storia della Società di via San Siro. Ce ne parla anche Umberto Fava nel volume “Filo, questa sera si recita la storia”, edito nel 2006 da Tip.Le.CO per i 180 anni di vita della Filodrammatica Piacentina, pagine 104 con prefazione di Vittorina Chittofrati ed Enrico Marcotti. Fava, rievocando i primi passi della Società, racconta che “ la Serenissima Regnante Maria Luigia d'Austria (figlia dell'Imperatore Francesco I, poi moglie e infine vedova di Napoleone) prima concede la sala per il teatro (nel Palazzo dei Mercanti, ora sede del municipio), quindi approva, col sovrano decreto del 1825, lo statuto sociale della neonata Filodrammatica Piacentina, e dona pure principeschi costumi”. L'autore del libro così li descrive: “Abiti in tessuti pregiati ricamati con fili d'oro e d'argento fino e impreziositi con artistici ornamenti, fra cui un manto di raso bianco 'a gran coda, di 14 braccia', che potrebbe essere quello che l'Arciduchessa d'Asburgo-Lorena indossava quando era andata a Parigi per il matrimonio con Bonaparte”. Fava spiega poi che quegli abiti andarono quasi tutti perduti. Quelli che si potevano fino a qualche tempo fa ancora ammirare nelle vetrinette del salone della Filo erano i superstiti della munifica donazione e furono soprattutto e a lungo impiegati in commedie goldoniane. E c'è una ragione: Goldoni è stato si può dire l'idolo della Società, uno degli autori più amati e rappresentati. E quei costumi settecenteschi si prestavano perfettamente all'uso. Oltre agli abiti di scena, la Fondazione di Piacenza e Vigevano ha anche acquisito dalla Società Filodrammatica (per collocarlo nella sede di Palazzo Rota Pisaroni), il quadro di Bernardino Pollinari (Piacenza, 1813-1890) “Visione di Vittorio Alfieri”. Si tratta del bozzetto, olio su tela, (115 x 125 cm), che vinse il concorso indetto nel 1827 dalla Filo per realizzare il velario che fu collocato nel salone Collegio dei Mercanti e, successivamente, nel Teatro di via Santa Franca. Proprio quel velario fu restaurato, con un contributo della Fondazione, negli anni Novanta in occasione dei primi interventi di recupero dell’edificio (poi al centro di un corposo restauro sostenuto dall’ente). Del dipinto di Bernardino Pollinari, scriveva invece Stefano Fugazza in appendice al citato volume “Filo, questa sera si recita la storia”: “Andando a ritroso nel tempo, un esame, per quanto sommario, delle opere d'arte conservate dalla Filodrammatica piacentina comprende naturalmente il noto Sipario realizzato da Bernardino Pollinari nel 1857 per la Società stessa. L'impegnativo lavoro, dal titolo Vittorio Alfieri ispirato dal Genio della Tragedia, risultò, come nota Ferdinando Arisi, "ben disegnato nei particolari ma senza coesione e atmosfera; difetti rilevati subito dalla critica locale, che lo giudicò negativamente." Del Sipario la Società possiede anche il bozzetto (olio su tela, cm 115 x 123), restaurato di recente. Inizialmente, sul Sipario dovevano essere rappresentati illustri personaggi piacentini, poi venne scelto un diverso soggetto, in cui è raffigurato "il Genio tragico che accenna all'Alfieri gli argomenti delle sue tragedie." L'opera di Alfieri godeva allora di vasta notorietà anche in relazione alla lettura che se ne faceva in chiave risorgimentale, per cui il tema sembrò particolarmente adatto”.

Renato Passerini

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