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Martedì 13 Ottobre 2009 - Libertà

Quegli anni con Giacomo Marazzi all'Astra

«Quando l'azienda raggiunse consistenti risultati economici e patrimoniali»

Per gentile concessione di "Francesco Brioschi Editore" pubblichiamo, dal libro "Una storia operaia", il capitolo che Riccardo Ruggeri ha dedicato al piacentino Giacomo Marazzi quando insieme erano all'Astra


Dopo la cessione della Ivi agli americani della Ppg, tornai a occuparmi a tempo pieno della Fiat Lubrificanti. Sapevo però, e in parte lo paventavo, che avrei dovuto lasciarla. L'operazione di cessione della Ivi era stata giudicata molto brillante e soprattutto il prezzo spuntato era stato molto superiore a quello previsto dalle staff centrali di Fiat.
Certamente avrebbero deciso di promuovermi a un altro incarico più importante.
Infatti, poche settimane dopo, Romiti mi chiamò per dirmi che era sua intenzione rafforzare dal basso il nuovo Ad dell'Iveco, sostituto di Bruno Beccaria. Un simpatico guascone, col vezzo di parlare inglese anche quando non necessario, che veniva dal mondo dell'editoria del "porta a porta".
Non aveva capito come funzionava il business dei camion, e che lui era arrivato al vertice proprio allo zenit del ciclo di crescita ma che i risultati erano frutto degli investimenti di prodotto e di tecnologia fatti anni prima da Beccaria. E che il ciclo stava per cambiare segno e ora erano necessari robusti interventi di ristrutturazione. E di cui occorreva avere il know how.
Comunque, allo scopo di "rafforzarlo", era stato ampliato il ruolo di Giancarlo Boschetti, era stato inserito come responsabile della finanza, del controllo di gestione e dell'amministrazione Umberto Quadrino; per completare il disegno mancava il responsabile di tutti i business non camion (quali i prodotti militari, gli autobus, i carrelli elevatori, i motori diesel, i veicoli speciali, e altri). Ero stato prescelto e avrei dovuto cominciare subito. Sapendo della stima che avevo in Alberto Biraghi, Romiti mi assicurò che proprio lui mi avrebbe sostituito in Fiat Lubrificanti.
Rafforzare dal basso un Amministratore delegato è, managerialmente parlando, una fesseria: l'unica soluzione seria era sostituirlo, e di questo Romiti ne era assolutamente consapevole. E infatti, meno di un anno dopo, lo sostituì. Comunque mi gettai nella mischia con l'entusiasmo che mi è naturale.
Una notazione: era curioso che proprio io, che mi ero rivelato un incapace come progettista di motori diesel, ne avessi ora la responsabilità totale. Imperscrutabilità del caso nella vita.
Scoprii che l'Iveco di Bruno Beccaria disponeva di uno straordinario engineering. Il suo leader tecnico era un caro amico, Giovanni Biaggini, uno dei maggiori esperti al mondo di motori diesel. Lui e i suoi collaboratori, con l'aiuto di specialisti del centro ricerche, idearono e cominciarono a sviluppare una delle innovazioni che avrebbe cambiato il mondo del motore diesel: il common rail.
Quando questo progetto arrivò alla fase di industrializzazione la triade di allora vendette il brevetto alla Bosch a una cifra (trasformando le lire di allora in euro di oggi), dell'ordine di 50 milioni. Mi rifiuto di calcolare i profitti che Bosch ha tratto e continuerà a trarre da questa straordinaria invenzione dell'engineering dell'Iveco e del centro ricerche. Ci misi circa sei mesi a studiare come riposizionare in termini strategici le diverse business unit che mi erano state affidate e a valutarne il management.
Mi concentrai in particolare sui veicoli per usi militari e sui veicoli speciali.
Si presentò l'opportunità di acquisire una storica azienda produttrice di veicoli cava-cantieri e veicoli speciali/militari, l'Astra di Piacenza. La negoziazione con il proprietario, Enzo Bertuzzi, era condizionata dalla drammaticità della crisi economica che attraversava. L'azienda era praticamente fallita, per cui la proposta che gli feci fu che noi avremmo sottoscritto un imponente aumento di capitale per risanarla finanziariamente, ci saremmo accollati debiti e perdite, lui sarebbe automaticamente uscito dalla proprietà. Il problema non era acquistarla, ma trovare il manager che collaborasse con me per risanarla.
Lo trovai all'interno, nella persone del responsabile commerciale, Giacomo Marazzi. Giacomo l'avevo conosciuto dieci anni prima.
All'epoca Romiti aveva nominato Amministratore delegato della Magneti Marelli, Giovanni Germano, già collaboratore di Carlo De Benedetti, incaricandolo di una pesante ristrutturazione. Un giorno, Germano venne in ufficio da me per comunicarmi che aveva licenziato il direttore di una business unit ma il responsabile commerciale, un certo Giacomo Marazzi, che lui aveva valutato positivamente e voleva promuoverlo, aveva rassegnato le dimissioni. Mi pregò di intervenire per fargliele ritirare. Parlai con Marazzi che mi spiegò che non aveva alcuna intenzione di assistere a un assalto alla diligenza come lui definì l'arrivo di Germano, e comunque lavorare con lui. Capii che Giacomo Marazzi era un personaggio di grande spessore manageriale e morale ma soprattutto apparteneva a un piccolo club, di cui mi onoravo di farne parte anch'io, quello di chi ha come filosofia di vita un principio: il manager capace i capi se li sceglie, non li subisce. Non feci nulla per trattenerlo, perché al suo posto avrei fatto così anch'io. Lasciò il Gruppo Fiat pur non avendo alcun altro posto di lavoro.
Divenimmo amici, e dieci anni dopo, con l'acquisto di Astra le nostre strade casualmente si incontravano di nuovo. Lo nominai Amministratore delegato di Astra e io assunsi la Presidenza.
Fece un eccellente lavoro, di ristrutturazione e di riposizionamento strategico, e in un paio d'anni l'azienda raggiunse consistenti risultati economici e patrimoniali.
Anni dopo, quando lasciai l'Iveco, gli offrii una importante posizione con me in New Holland, a Londra, ma non l'accettò, per problemi di salute del suo giovane e amatissimo figlio.
Un paio di mesi dopo la mia uscita da Iveco, diede le dimissioni: solita la motivazione, non riconosceva il mio successore.
Lasciato per la seconda volta il Gruppo Fiat, divenne Amministratore delegato della Cementi Rossi e raggiunse importanti risultati. Divenne in seguito Presidente dell'Associazione Cementieri, una delle più potenti organizzazioni di categoria in Confindustria.
Oggi è il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, ed è un imprenditore nel campo delle acque minerali.

RICCARDO RUGGERI

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